mercoledì 12 aprile 2023

IL GRADO DI STUPORE E IL GRADO DI TERRORE









In riferimento 


a taluni 


approfondimenti


Prosegue con il post 


completo....






È quanto tenteremo di fare qui con riferimento alla categoria peculiare del sacro.

 

Innanzitutto il sacro è una categoria di valutazione che si presenta così soltanto nell’ambito religioso. Certo, essa si estende ad altri ambiti, per esempio all’etica, ma di per sé non scaturisce da altro; è complessa, ma ha in sé un momento del tutto specifico, che si sottrae al razionale nel senso assunto prima e che è un ineffabile, in quanto è completamente inaccessibile ad un coglimento concettuale (come, in un ambito totalmente altro, lo è anche il bello).

 

Quest’affermazione sarebbe in partenza falsa se il sacro fosse ciò che si intende in alcuni usi linguistici, come in quello filosofico e di solito anche in quello teologico.

 

Siamo infatti abituati ad utilizzare ‘sacro’ in un senso che è largamente traslato e in nessun modo originario. Di solito lo intendiamo come predicato etico assoluto, come ciò che è perfettamente buono.

 

Così si parla della ‘santità’ del dovere o della legge anche se non si intende nient’altro che, appunto, la loro necessità pratica, l’universale validità della loro obbligatorietà. Ma un simile uso del termine non è rigoroso: ‘sacro’ include, certo, tutto questo, ma contiene un’eccedenza che il nostro sentimento ancora avverte distintamente e che qui si tratta innanzitutto di isolare.




Il punto è che la parola ‘sacro’, o almeno i suoi equivalenti nelle lingue semitiche, in latino, in greco e in altre lingue antiche, indicava innanzitutto e prevalentemente soltanto questa eccedenza e non comprendeva il momento morale in generale, o per lo meno non dal principio e comunque mai esclusivamente. Poiché è fuor di dubbio che il nostro sentimento linguistico oggi include sempre nel sacro l’elemento etico, nel ricercare quell’elemento peculiare, sarà opportuno, almeno provvisoriamente e ad uso della nostra ricerca, inventare un termine particolare, che dovrà indicare il sacro meno il suo momento etico e, aggiungiamo subito, meno il suo momento razionale in generale.

 

Ciò di cui parliamo e che vogliamo tentare, nella misura del possibile, di determinare, ossia di portare al sentimento, vive in tutte le religioni come ciò che in esse vi è di più proprio e intimo e senza di cui non sarebbero affatto religioni; ma vive con una forza straordinaria nelle religioni semitiche e in modo del tutto privilegiato in quella biblica, nella quale ha anche un proprio nome: ‘qādôsh’, cui corrispondono ‘sanctus’ e ancora più esattamente ‘sacer’.

 

Che questi nomi, in tutte e tre le lingue, riguardino anche il ‘bene’ e il bene assoluto, ossia il grado più alto dello sviluppo e della maturazione di questa idea, è certo, e per questo li traduciamo con ‘heilig’ (santo); ma questo ‘heilig’ è allora soltanto la progressiva schematizzazione e il progressivo riempimento etici di un peculiare e originario riflesso di sentimento che in se stesso può anche essere indifferente nei confronti dell’etico e che può essere preso in considerazione di per sé.




 Senza dubbio, nelle fasi iniziali del suo sviluppo tutte quelle espressioni significano qualcosa di totalmente altro dal bene, come è generalmente riconosciuto dall’esegesi odierna. A ragione si ritiene che sia un fraintendimento razionalistico l’interpretare qādôsh semplicemente come ‘bene’.

 

Si tratta quindi di trovare un nome per questo momento inteso nella sua isolatezza; un nome che innanzitutto lo conservi nella sua specificità e che, in secondo luogo, renda possibile considerare e denominare le sue possibili sottospecie o i suoi gradi di sviluppo. A tal fine compongo qui il termine ‘numinoso’ (se da ‘omen’ si può formare ‘omi-noso’, allora si può anche formare ‘numinoso’ da ‘numen’), che intendo come peculiare categoria di valutazione numinosa e come disposizione emotiva numinosa dell’animo che si presenta ogni volta che quella categoria si applica.

 

Poiché è integralmente sui generis, questa categoria, come ogni dato primario ed elementare, è suscettibile di esser esaminata, ma non, a rigore, di esser definita.




Si può aiutare l’interlocutore a capire, solo tentando di guidarlo con una discussione fino a quel punto del suo animo in cui è però la categoria stessa che deve attivarsi, sgorgare e rendersi cosciente. Si può venire in aiuto di questo processo indicando qualcosa che le è simile, o che le è contrapposto in modo caratteristico, o che si presenta in altre sfere dell’animo già note e familiari, per poi aggiungere:

 

‘Questo non è il nostro X, ma gli è affine; quest’altro è l’opposto. Non ti viene ora in mente da sé?’

 

Il che significa: il nostro X non si può, in senso rigoroso, insegnare, ma solo suscitare, destare: come tutto ciò che viene ‘dallo spirito’.

 

Invitiamo ora chi legge a rievocare un momento di intensa eccitazione religiosa, che sia tale nel modo più univoco possibile.

 

Chi non è in grado o chi in generale non ha di questi momenti è pregato di non leggere oltre...

 

È difficile, infatti, praticare una psicologia della religione con chi è capace di ricordarsi dei sentimenti della sua pubertà, dei suoi disturbi digestivi o magari dei suoi sentimenti sociali, ma non dei suoi sentimenti propriamente religiosi. Lo si deve scusare se tenta, con i principi esplicativi che conosce, di spingersi per conto suo fin dove può e di interpretare l’estetica come piacere sensibile, e la religione come funzione dell’impulso sociale e della determinazione dei valori sociali, o in modo ancora più primitivo. Ma l’individuo estetico, che vive in sé lo specifico dell’esperienza estetica, declinerà con tanti ringraziamenti le sue teorie: a maggior ragione l’individuo religioso.




Invitiamo inoltre, nell’esame e nell’analisi di questi momenti e degli stati d’animo del raccoglimento solenne e della commozione, a tener conto con la massima esattezza possibile di ciò che essi non hanno in comune con stati simili, come quello solamente etico dell’elevazione che interviene nella contemplazione di un’azione buona; e a prestare attenzione ai loro contenuti di sentimento specifici.

 

Da cristiani ci imbattiamo qui innanzitutto in sentimenti di cui senza dubbio abbiamo conoscenza, con minor intensità, anche da altri ambiti: gratitudine, fiducia, amore, affidamento, umile sottomissione e rassegnazione. Ma tutto questo non esaurisce affatto il momento della devozione e non restituisce ancora i tratti del tutto specifici del solenne, della solennità propria di quella singolare commozione che solo qui si presenta in questo modo.

 

Solo dove il numen viene vissuto come praesens, come nel caso di Abramo, o dove viene avvertito nel sentimento qualcosa che ha carattere numinoso, o l’animo da sé gli si rivolge, dunque solo in seguito ad una applicazione fattuale della categoria del numinoso, può sorgere nell’animo, quale sentimento concomitante, il sentimento di creaturalità e la sua dipendenza.

 

Cos’è e come è questo numinoso stesso, che sento oggettivamente come qualcosa fuori di me?




Potrà essere indicato, dicevamo, soltanto mediante il suo particolare riflesso di sentimento nell’animo. ‘È tale che afferra e commuove l’animo umano con una disposizione emotiva così e così’. Questa disposizione ‘così e così’ è quanto dobbiamo provare a tratteggiare, tentando di far risuonare sentimenti affini per mezzo, di nuovo, di analogie e contrapposizioni e di espressioni simboliche.

 

Consideriamo lo strato più profondo di ogni intenso moto del sentimento di devozione, in quanto tale moto sia qualcosa di più che fiducia, amore o fede nella salvezza, in quanto sia ciò che talvolta, del tutto a prescindere da questi sentimenti concomitanti, può commuovere anche noi e colmare il nostro animo con una potenza capace quasi di sconvolgere i sensi; osserviamolo, per empatia, compassione e immedesimazione, negli altri intorno a noi, nelle esplosioni violente del sentimento di devozione e nelle sue espressioni, nella solennità e nella disposizione emotiva di riti e culti, nel sentore che aleggia nei monumenti e negli edifici religiosi, nei templi e nelle chiese: allora soltanto un’espressione ci si presenta come adeguata alla cosa: mysterium tremendum.

 

Questo sentimento può attraversare l’animo con un flusso dolce, che ci culla e ci acquieta nella tonalità emotiva di un raccoglimento assorto, per poi trapassare in una disposizione dell’anima che scorre continua, persiste a lungo e vibra, finché infine si smorza e l’anima è di nuovo nel profano.




Può anche erompere dall’anima repentinamente, con scosse e convulsioni. Può portare ad una singolare eccitazione, all’ebbrezza, al rapimento e all’estasi. Ha le sue forme selvagge e demoniche. Può degenerare in un orrore quasi spettrale, che dà i brividi. Le espressioni tipiche dei suoi stadi primitivi sono grezze e barbariche. Ma conosce anche possibilità di sviluppo verso il raffinamento, la purificazione e la trasfigurazione.

 

Può diventare quieto ed umile tremore e ammutolimento della creatura di fronte a – già, di fronte a cosa?

 

Al mistero ineffabile che è al di sopra di ogni creatura.

 

È subito chiaro, di nuovo, che anche qui il nostro tentativo di determinazione per mezzo di un concetto è puramente negativo. Mysterium non definisce concettualmente nient’altro che ciò per cui si ‘hanno gli occhi chiusi’, ciò che è nascosto, non manifesto, non concepito, né compreso, non quotidiano, né familiare: ma non lo determina più precisamente secondo la sua qualità. Ciò che è inteso è però qualcosa di assolutamente positivo, che viene vissuto soltanto in sentimenti. E questi sentimenti possiamo anche chiarirceli, esaminandoli e portandoli in pari tempo a risonanza.




Alla qualità positiva rimanda innanzitutto l’attributo tremendum. In sé il tremor è soltanto paura, un ben noto sentimento ‘naturale’: qui ci serve come prima designazione, che è però solo analogica, per una reazione di sentimento del tutto specifica, la quale, avendo una somiglianza con la paura, può esser indicata per analogia con questa, ma di per sé è qualcosa di totalmente altro dall’impaurirsi.

 

In alcune lingue ci sono espressioni che designano esclusivamente o prevalentemente questa paura che è più che paura. Per esempio hiq’dish, ossia santificare (heiligen) in ebraico. Santificare una cosa nel proprio cuore significa onorarla del sentimento di un timore peculiare, che non deve essere confuso con timori di altro genere; significa valutarla con la categoria del numinoso.

 

Soffermiamoci ancora un momento sulle prime espressioni, grezze e primitive, di questo timore numinoso, che nella forma del ‘timore demonico’ è il vero e proprio contrassegno di quel primo movimento, ingenuo e grezzo, che è la cosiddetta ‘religione dei primitivi’. Quest’ultima, insieme con i suoi prodotti di fantasia, viene poi superata ed espulsa dai gradi superiori e dalle successive forme di sviluppo di quel misterioso impulso che è attivo in essi per la prima volta e in modo ancora grezzo, ossia il sentimento numinoso. Ma, anche laddove tale sentimento abbia da tempo raggiunto le sue espressioni superiori e più pure, è sempre possibile che i suoi impulsi primitivi erompano di nuovo dall’anima in modo del tutto ingenuo e siano vissuti di nuovo. Questo è attestato, per esempio, dalla forza d’attrazione che nei racconti di spettri e di fantasmi l’orrore continua ad esercitare anche su chi abbia un alto livello di formazione generale.




È da notare che questo peculiare timore di fronte allo  spaesante provoca anche reazioni corporee del tutto peculiari, che non si presentano mai in questa forma nel caso di un terrore o di una paura naturali : ‘gli si gelò il sangue nelle vene’, ‘mi si accapponò la pelle’. La pelle d’oca è qualcosa di ‘soprannaturale’. Chi è capace di un’analisi psichica sufficientemente dettagliata, non può non vedere che un simile timore non si distingue dalla naturale paura soltanto per grado e intensità. Esso può essere così forte da penetrare fino al midollo, da far rizzare i capelli e tremare le gambe: e queste reazioni può provocarle anche la paura naturale.

 

Ma può presentarsi anche in un moto molto lieve dell’anima, come un impulso fugace e appena avvertito. Non ha nulla a che fare con l’intensità. Nessuna paura naturale si trasforma in un timore simile per semplice intensificazione. Si può essere in preda ad una paura, ad una angoscia, ad un terrore smisurati, senza che in ciò vi sia la minima traccia del sentimento di spaesamento. Avremmo le idee più chiare se la psicologia in generale tentasse di indagare in modo più deciso le differenze qualitative tra i sentimenti e di classificare questi in base a quelle.

 

La suddivisione troppo grossolana tra piacere e  dispiacere continua ad esserci d’ostacolo. Nemmeno i  piaceri si distinguono soltanto per il grado di intensità ed è possibile una netta ripartizione secondo differenze specifiche.




Se l’anima si trova in uno stato di piacere o di diletto, di gioia, di godimento estetico, di elevazione etica e, infine, di beatitudine religiosa dovuta ad un’esperienza vissuta di devozione, si tratta di situazioni emotive diverse per specie. Tra questi stati vi sono analogie e somiglianze, ed è per questo che essi si lasciano riportare sotto il concetto di una classe comune che li distingue da altre classi di funzioni psichiche : ma tale concetto non rende la differenza di specie una mera distinzione di grado relativa ad una medesima cosa, né aiuta a chiarire l’essenza di ogni elemento compreso sotto di esso. 

(R.Otto)




Riporto nella virtuale parentesi che segue il ‘numinoso’ e ciò che potrebbe, al meglio nel peggio, rappresentarlo - qual paradossale metafora di se medesimo - nell’odierno ‘terrore’ della Società negata alla Luce dello stesso (ridistribuito). Quella Società che conia i propri nuovi regrediti simboli ‘numinosi-pittografici’ imperniati sull’iconica virtuale ‘socialità’ diluita e dispensata nel ‘falso miracolo’ (sottratta ad ogni senso sia del numinoso quanto del miracolo) del nuovo progresso.

 

E di cui il nuovo Dio (o ancor meglio Satana che ne presiede ogni contesto circa la creazione), così come tutti i propri nuovi strumenti litici (ma non certo Elementi della Natura) con cui  manifesta e fonda il suo iconico credo, ovvero il miracolo, che al peggio lo rappresentano nel costante irreversibile degrado della virtuale evoluzione umana misurata nei termini degli stessi.

 

La quale li unisce nelle finalità volte al mondo del male!

 

E simmetricamente rinnoviamo ugual medesimo sentimento d’ ‘‘orrore” il quale, in Verità e per il Vero proviamo, ed il quale espone alle tenebre del nulla il ‘sudario’ a cui i devoti adepti piegati nel gesto del ‘messaggio’ (‘ino’ e non più ‘trino’ per sua ed altrui satanica natura), o consumatori dalla ‘parabola’ uniti seppur divisi, seppur controllati adoperati e manipolati, nello scorgere il degrado ‘manipolatorio-dissociativo’ e ‘dissacrante’ a cui assoggettato il Sacro.

 

E in quanto tale cotal ‘enunciato’ (alieno alla nuova formula di ricerca algoritmica quindi immateriale per sua Natura e assoggettato ad un diverso canone…) eretto come una ‘sindone’ esposta al tempio della nuova Società industriale non gradito nei termini Sacri; i quali termini vuol rimuovere al fine e conseguimento di una corrotta e deviata Economia, la quale genera e regola i propri ‘movimenti’ sul grado di frequenza - né onda né particella – dell’assoluta negazione di ogni naturale e più coerente antica presa di Coscienza, e con essa Anima e Spirito che la presiedeva.

 

Quindi il Dio che la presiede o dovrebbe.

 

Il Formicaio abbisogna della sua creatura elettrica!

 

E non certo d’un antico Sudario!

 

Quindi dicevo, rinnovo il grado e non solo immaginativo il quale ci fornisce appena una pallida Idea di ciò che rappresenta cotal ‘orrore-figurativo’ pregato circa il ‘nuovo sudario’, accompagnato all’icona esorcistica della bambina posseduta che a sua volta vuol possedere… presiedendo  il Credo del vero Bene… 

(Giuliano)



                    

Era appena sceso a terra, quando gli venne incontro un uomo della città posseduto dai demoni. [...] Molte volte infatti s’era impossessato di lui; allora lo legavano con catene e lo custodivano in ceppi, ma egli spezzava i legami e veniva spinto dal demonio in luoghi deserti. Gesù gli domandò: ‘Qual è il tuo nome?’. Rispose: ‘Legione’, perché molti demoni erano entrati in lui. 

(Vangelo secondo Luca 8,27-30) 

 

Come al meglio rappresentare l’icona, quale immagine dell’odierno male, ovvero Satana incarnato nella materia, la quale dispiega la sua forza, non certo tellurica o cosmica, ma nuovo assoggettamento atomistico del Sacro Elemento subordinato e ridistribuito, non secondo la Legge del Creato - universale Elemento dedotto ed esplicitato all’interpretazione ‘filosofica-dottrinale’ che al meglio la intende o vorrebbe; ma al volere del male assoluto; il quale per sua caratteristica, certamente né filosofica né tantomeno divina, invade ogni luogo del Sacro, sia esso della Natura, violandola e profanandola e piegandola al suo malefico volere; quanto l’umana natura qual ultimo arrivato, giacché da Lei nato.

 

Come, dicevo, in un moderno sistema pittografico descrivere il degrado di questo occhio, che tutta scruta e nulla vede, il quale invade o vorrebbe, con tutta la sua molestia distribuita dalla nuova parabola, compromettere il Giudizio morale, ovvero un più elevato Giudizio accompagnato dall’interpretazione del retto pensiero udito e suggerito da Madre Natura, sottoposto alla forza della tortura a cui la Coscienza, oggi come ieri degradata alla bestia meccanizzata, comporta una adeguata  apocalittica e più efficace icona.

 

Un più moderno ‘simbolo’ per al meglio intenderla!




Occorre dunque una nuova metafora ‘simbolica’, la quale possa appena descrivere la realtà luciferina con cui il male impone la sua ed altrui volontà di controllo e nuova coscienza innestata. Un lento degradato processo di conversione, come ne abbiamo conosciuti e ancora conosciamo, nelle fasi della medesima Storia.

 

Il Tibet ne rappresenta certamente un ottimo ma non ultimo esempio.

 

E si badi bene, non certo una fantasia mitologica, una deviata psicologia, una visione strana o allucinata, una realtà deformata, uno stato maniaco-depressivo; ma una più che solida e lucida verità accertata da cui prefigurare una più ampia descrizione e testimonianza abdicata ai posteri della Storia, in cui il male va rimembrato, quindi indicato, nei vari gironi ove l’Anima di tanta infamia sia posta ad espiare il peccato consumato in virtù del suo padrone, in quanto le immutabili Leggi del bene della Natura e Dio - trionferanno e in qual tempo tremeranno - al cospetto inferno (e regno) cui destinato Lucifero.




Tutto ciò, direte voi a cuor leggero, appare una fantasia più affine alla realtà patologica con cui si coniuga l’incomprensibile e più moderna odierna realtà affine al progresso, non percepita – quindi – rifiutata o rimossa - seppur vissuta da morti in vita. Seppur vissuta dall’Anima (non men dello Spirito) rinata da altre - tante innumerevoli - vite per narrarne l’inappellabile maleficio subito della Storia, e non certo infausto destino; da cui l’assoluto male della persecuzione non si è mai astenuto nella costante opera.

 

Tante Anime abbiamo vissuto e incarniamo ancora in questo difficile compito, in questo difficile cammino, non più nel contrastare la materia, bensì denunziarne come testimoniarne il fine a cui il male abdica la spirale in cui scritta la propria malvagia eresia nel ricomporlo e subordinarlo al proprio maleficio nell’arbitrio e giudizio al fine di evolvere, o meglio dissolvere, la Natura dell’uomo e non solo.




Il malefico maleficio conosce non solo il costante battito della Natura, ma anche l’Onda in cui si muove l’intera creazione del bene. Per cui ha affinato non più l’antico controllo della Coscienza del Tomo antico, da cui la famigerata Inquisizione, o l’abominio di un nuovo e più moderno impero sia questo rosso o nero, e da cui ha imparato ed appreso molto; essendo il male, per sua esplicita qualità ed essenza avversa ad ogni Logica della Natura almeno che questa non sia ridotta alle qualità d’un formicaio, avverso ad ogni creazione con cui si manifesta la potenza della Luce a dispetto delle tenebre, in cui impero prolifica passando dalla formica all’ape regina; ovvero là ove scorre il fluido, linfa elettro-schizofrenica senza aggiunta alcuna di neurone, della propria ‘dolce’ essenza ridistribuita al fine di compiere la creazione a grande scala globalizzata.

 

La schizofrenica società di codesta creazione celebrolesa rende il merito della corsa, della nuova voce, delle innumerevoli qualità schizoidi di Lucifero incarnato e innestato nei prodigiosi artifizi della materia. Non più un mitologico prometeico intento dopo aver rubato i segreti dell’Olimpo; bensì una forza opposta ed altrettanto antica e da cui dalla lotta scaturito il degrado del male. Non il male della creazione, come direbbero gli eretici; neppure il male affine o simmetrico ad un apparente Nulla; bensì il male avverso ad ogni Legge, sia questa concernente la Natura come successivamente dall’arbitrio dell’uomo; e quindi discussa e interpretata in più vasti meriti e giudizi… del Principio,…. di ogni Principio.




Purtroppo il male assoluto compie il proprio misfatto, in quanto nemico del Sacro, della sacralità ove scritto ogni gene non più della materia, bensì di un diverso miracolo di cui si vorrebbe principiarne il controllo, la più corretta deduzione. A cui si vorrebbe sottomettere la  manifesta volontà di principiarne un diverso fine, a cui si vorrebbe, dai tempi e non solo degli antichi atomisti, attribuirsi l’infallibile indiscusso merito della nuova creazione per il futuro ed ultimo atomo in cui ogni Creato subordinato nella lotta con cui ogni forma di vita perirà senza atomo e dottrina.

 

In questo degrado assoluto Lucifero nel proprio laboratorio vorrebbe riscrivere la vita, vorrebbe opporre ed imporre la materia del proprio degrado, la propria deviata energia, l’ingorda deviata dottrina alla sacralità non percepita, con una più elevata funzione di controllo e opera abortiva. Si innesta sull’Onda, ovvero come nata la Vita con la musica del proprio inno dall’Universo sino alla gravità della crosta udita; se sia un ululato o una preghiera altrettanto antica sempre Opera di un Dio.




Pensa di controllare a suo arbitrio e abortire ogni Sogno divino, e con la frattura della tellurica sua forza  cavalcare l’antica onda di luce, si intromette nella creazione. Si intromette nello spartito, si intromette nel Papiro, invade l’Opera sinfonica. Possiede molte voci senza comprendere cosa sia il Linguaggio della vita. Possiede molte lingue senza la corretta pronunzia; si scatena sul palcoscenico senza alcuna sceneggiatura che non sia una tragedia. Mima il linguaggio e muove la lingua, ne imita l’essenza. Controlla e crea nuovi rumori, diviene una bestia. Dispensa il verbo del maleficio, si oppone al bene della Natura, sua nemica, in quanto avverso ad ogni di Dio!

 

Se osservato con pazienza ed udite il nuovo linguaggio scorgerete una bestia sporgere dalla nuova selva, senza voce e anima che al meglio ogni musica intona e contraddistingue qual preghiera o inno alla vita,  l’onda dell’esistenza approda alla deriva. 

(Giuliano)




Era il 12 marzo. Sia domenica che lunedì il medico era stato fuori città, e Chris era riuscita a contattarlo soltanto quella mattina per raccontargli quanto era accaduto la sera del ricevimento e la faccenda del letto che sussultava.

 

‘Il letto si stava realmente muovendo?’.

 

‘Sì, si muoveva’.

 

‘Quanto è durato?’.

 

‘Non saprei. Forse dieci, forse quindici secondi. Insomma, questo è quanto ho visto io. Poi lei si è come irrigidita e ha bagnato il letto. O forse era già bagnato da prima, non lo so. Poi però tutto a un tratto si è addormentata come un sasso, profondamente, e fino al pomeriggio seguente non si è più svegliata’.

 

Il dottor Klein entrò nella stanza. Aveva un’espressione pensierosa.




‘Allora? Che succede….?’,

 

chiese Chris, la voce segnata dall’ansia.

 

[…] Chris appoggiò il capo sulle mani, poi si sporse in avanti con aria pensosa.

 

Dottore, mi è appena venuta in mente un’altra cosa’.

 

‘Di che si tratta?’.

 

‘Lei ha detto che dopo un attacco dovrebbe cadere subito in un sonno profondo. Proprio quello che è successo sabato. Ho capito bene, ha detto questo?’.

 

‘Sì, certo’,




annuì Klein.

 

‘È quello che ho detto’.

 

‘Quindi com’è possibile che tutte le volte che ha detto che il letto si stava muovendo era sempre perfettamente sveglia?’.

 

‘Questo non me lo aveva detto’.

 

‘Ecco, è così. Sembrava stare bene. È semplicemente venuta nella mia stanza e mi ha chiesto di poter dormire nel mio letto’.

 

‘Ha bagnato il letto? Ha vomitato?’.

 

Chris scosse la testa: ‘stava bene’.




  …Ed hora, di nuovo da quando testimonio la forza del Diavolo, del maligno, da quando narro nei tanti Tomi, il suo degrado e divenire, il suo intervenire, il suo presiedere la sacra volontà dell’Universo, interferire colpire, contraddire, opporre, creare inutile rumore.

 

Ovvero scandire il Tempo del male con minuscoli artifizi conditi con potenti veleni, affini all’arte alchemica del maligno.

 

Presiedere, celato invisibile e nascosto, la volontà della santa nuova ‘magia nera’ da cui trarre l’indiscussa inviolata materia del libero nonché quotato profitto, per l’alchemica creazione dissociata ad ogni Natura del tempo, affine al nero tenebra della paura, il suo colore preferito.

 

Ripetere (ed imitare), come nutrito da una forza opposta ad ogni fato e destino, il suono della voce, senza linguaggio alcuno che non sia rumore meccanico comandato e ridistribuito.

 

Ovvero imposto e suggerito dal Diavolo!




Non bisogna riflettere cogitare e pensare, atti affini al libero arbitrio; il male impone come regola d’uno sconosciuto principio affine alla ricomposta materia, il disporre di virtuali tridimensionali suoni simmetrici alla voce umana di cui principia al pari d’una oracolare macchina, il fine opposto ad ogni principio da cui la lingua ed il linguaggio derivato; nel fine ultimo della cima conquistata senza alcun Sentiero da cui più nobile vista;   per poi competere e divergere suoni di altrettanti avvenimenti a lui lontani ed estranei. Li mima, gli conferisce l’imitata voce sperando che il procedimento alchemico conferisca finale attributo d’un più cupo apocalittico atto privato d’ogni più che degno e naturale palcoscenico.

 

Presiede ogni dislessico linguaggio in quanto incapace dell’atto naturale a cui questo appartiene per sua nobile natura. Le ode tutte e ad ognuna a lui conosciuta, seppur impossibilito della Poesia con cui si compone più elevata evoluzione affine alla musica della vita. Quando la scorge presidiando ogni più elevato Pensiero e Dio, il quale nobile vola ad insegnar ogni nuova preghiera, Lucifero con mirata infallibile precisione se ne sazia e divora, in quanto principia la materia e gli atti in cui si compone, a lui avversi ed estranei. Nemici d’ogni più fiera Opera a lui nemica. Infatti la mima, la rappresenta, pensando di presiederne il violato Principio, suo acerrimo nemico dagli inizi dei Tempi della creazione. 




E da cui hora in quest’hora il nuovo Tempo narrato e ridistribuito secondo le leggi di Lucifero: inveisce con le voci dei tanti rumori abdicate al suo comando. Mirare e puntare con occhio meccanico predatore infallibile dall’alto del metallico ramo, ed ove ad ogni Natura sua acerrima nemica deve imporre il degrado della nera Bestia da cui non appreso né lingua e linguaggio…

 

Preda l’onda ove si formalizza e aggrega l’indissolubile invisibile particella del degrado, l’indiscussa volontà ove migra la scura nota della nuova materia. La scura nota ove al cantico dell’Opera, ogni opera della Stagione conforme alla vita, avversata dalla scure della materia. Ogni Selva degradata ad un morto deserto, ove l’Elemento primo da cui il Principio rifiuterà la nota della violata purezza!  

 

Scandisce il tempo al rumore dell’incompiuto credendosi, oppure ed ancor peggio, pensandosi opera dell’assoluto. Atto finale dell’increata materia precipitata nel degrado assoluto, la quale evolve e corrisponde il colpo dell’increata creazione, frammentata e dissolta alla conoscenza della violata Anima profanata, ridotta e frammentata nell’opera e ricomposta alla tortura d’ogni giorno.

 

La tortura il suo strumento preferito, il demone colpisce e si nutre all’incudine della fucina fuoco della materia, il degrado con cui compie la bestemmia della distruzione nominata nuovo miracolo di vita per ogni nuova lingua annusata e masticata, con cui si ciba e sazia l’inumana Bestia meccanizzata!     




L’occulto velato e celato con cui mistifica ed inganna l’Arte Verità di Dio. Con cui confonde e oppone la propria opera!

 

Come narrare siffatto pittogramma?

 

Come al meglio poter appena e impercettibilmente descrivere l’opera di questa Bestia…?



      

Arrivarono alla baracca in meno di dieci minuti e sulla porta, dove Sharon venne ad accoglierli, sentirono i lamenti e le grida che venivano dalla camera di Regan.

 

‘Hora sono Sharon’,

 

disse la ragazza.

 

Sembrava spaventata.

 

‘Venite, …è lì sopra’.

 

Li accompagnò alla baracca, aprì la porta e, rivolta verso l’interno, disse: ‘Ci sono i dottori’.

 

L’essere inanimato o animato dalla nuova onda si precipitò alla porta colpendola, il rumore cela una smorfia di paura.

 

‘Oh, santo cielo, venite dentro’,




li pregò con voce tremante,

 

‘venite dentro e guardate che cosa sta facendo!’.

 

‘Questo è il dottor…’.

 

Klein interruppe le presentazioni non appena posò lo sguardo su…. Gridava come un’ossessa, agitava le braccia convulsamente e il suo corpo sembrava sollevarsi da solo, in posizione orizzontale, al di sopra del letto per poi ricadere violentemente sul materasso. Tutto avveniva rapidamente e senza sosta.

 

‘Oh mamma, fallo smettere!’,

 

continuava a gridare la bambina.

 

‘Fermalo! Vuole uccidermi, fermalo! Fallo smeeetteeere, mammaaaaaaaa!’.




‘Oh, la mia bambina!’, disse Chris in un lamento, mentre si portava un pugno alla bocca e prendeva a morderlo. Con occhi imploranti guardò Klein.

 

‘Dottore, che c’è? Che sta succedendo?’.

 

Klein scosse la testa, lo sguardo fisso su Regan mentre quello strano fenomeno continuava. Si sollevava di circa trenta centimetri a ogni spasmo, poi ricadeva annaspando per prendere ossigeno, come fosse scossa, alzata e gettata di nuovo sul letto da mani invisibili.

 

Chris si coprì gli occhi con la mano tremante.

 

‘Gesù, oh Cristo santo’.

 

La voce era rotta, spezzata dal panico.

 

‘Dottore, che cos’ha?’.




Improvvisamente il movimento sussoltorio del corpo cessò, e quell’essere cominciò a contorcersi, si girava e rigirava da una parte all’altra del letto, gli occhi rovesciati così che si vedeva solo il bianco.

 

‘Mamma, mi sta bruciando… Lui mi brucia!’,

 

si lamentò Regan gridando.

 

‘Brucio, mamma, brucio!’.

 

I suoi complessi articolati tentacoli non più umani cominciarono a incrociarsi e disincrociarsi a ritmo sempre più frequente.

 

‘La troietta è mia adesso!’,

 

disse con un grido animalesco, la voce cupa e potente.

 

‘È mia! State alla larga! È mia!’.




Una risata disumana le sgorgò dalla gola, poi l’inumana cosa ricadde sulla schiena come se l’avesse spinta qualcuno. Si sollevò la camicia da notte, scoprendo i genitali.

 

[….] David abbozzò un sorriso.

 

‘Scusami, sono sconvolto anch’io’,

 

….disse.

 

Fissava un punto lontano, assorto nei suoi pensieri.

 

‘Un caso davvero strano’.




 […] Il ricordo della finestra di Regan, spalancata, la sera dell’incidente di Dennings, s’impadronì della sua memoria, l’attaccò nell’anima con artigli distesi, come un uccello predatore che conoscesse perfettamente il suo nome, che l’avesse scelta come vittima; mentre dalla pagina del libro (che la Bestia divora e scruta) un oggetto le diventava improvvisamente familiare.

 

Una strisciolina di carta era stata strappata con precisione chirurgica dal bordo della pagina. Chris sollevò la testa quando udì un trambusto confuso nella camera della baracca.

 

Colpi sordi, ripetuti, risuonavano terribili al piano di legno, violenti, come se qualcuno picchiasse con un martello per uscire da un sepolcro. Le urla di Regan, il terrore, l’ansia, la supplica nella sua voce.

 

Dio onnipotente, che sta succedendo?

 

Sentì un colpo fortissimo, il rumore di passi vacillanti, qualcuno che, pesante come un masso, cadeva al suolo e poi ancora le grida furiose di sua figlia.

 

‘No, oh no, non farlo! Oh, no, ti prego’,

 

e un muggito rabbioso di qualcun altro!




Una voce bassa, gutturale, cupa, che minacciava, furiosa, rabbiosa, violenta!

 

‘Bene, forse allora sono io che sono una stupida’,

 

replicò Chris,

 

‘ma il fatto che lei mi dica che c’è un congegno sconosciuto nella testa di una persona in grado di lanciare i piatti contro il soffitto non mi spiega assolutamente nulla! Allora, di cosa si tratta? Per carità di Dio, sa dirmi che cos’è questa bestia che udiamo?’.

 

‘Non posso, non sappiamo…’.

 

‘Che diavolo è lo sdoppiamento della personalità a cui tende questa bestia, padre?

 

È stato lei a usare questa definizione, l’ho sentita.

 

Che cos’è?

 

Oppure sono veramente io che sono stupida?




Tutto ciò che sappiamo è che lo sdoppiamento della materia per questa nuova caratteriale personalità è una realtà; però quello che sta dietro il fenomeno ci è oscuro e le ipotesi sono soltanto e puramente speculative. Ma provi a vedere le cose in questo modo: nel cervello umano ci sono, diciamo, più di diciassette miliardi di cellule, ora, se esaminiamo queste cellule cerebrali, vediamo che gestiscono una media di cento milioni di messaggi al secondo, ossia il numero di sensazioni che in quel lasso di tempo bombardano il nostro corpo.

 

Queste cellule non soltanto si occupano di organizzare tutta la mole di messaggi, ma lo fanno con incredibile efficienza, senza errori e senza sovrapporsi tra loro. Capisce che sarebbe impossibile operare in questo modo se non ci fosse una forma di comunicazione tra cellule, e infatti sembra proprio che questa comunicazione esista. Ecco, in apparenza ciascuna di queste cellule ha una coscienza, forse, una coscienza di sé.




Adesso provi a figurarsi il corpo umano come un’immensa nave oceanica, va bene?

 

Tutte le cellule del cervello sono l’equipaggio.

 

Ora immagini che una di queste cellule si trovi sul ponte di comando, che sia il capitano, però, trovandosi sul ponte, non è in grado di sapere cosa stia facendo ciascuno degli altri membri dell’equipaggio. Tutto quello che il capitano sa è che la nave procede regolarmente, che il lavoro viene svolto a dovere. Ma il capitano è lei, signora MacNeil, ovvero la sua coscienza vigile. E quello che accade nei casi di sdoppiamento della personalità, probabilmente, è che una di queste cellule dell’equipaggio che si trova sottocoperta improvvisamente si sposta sul ponte e prende il comando. Un ammutinamento, per dirla in altri termini.

 

Questo l’aiuta?

 

Riesce a capire meglio ora?

 

La prima infestazione consiste in un attacco all’ambiente in cui la vittima vive (rumori, odori, spostamento di oggetti); il secondo, ossessione, in un’aggressione personale al soggetto in questione al fine di instillare in lui il terrore.

 

Ciò avviene attraverso le stesse strategie di offesa che un uomo userebbe contro un altro uomo: pugni, percosse, calci.

 

 I colpi alla casetta con le ripetute minacce.

 

Gli scossoni del letto.





Le aggressioni…

 

Il Diavolo?

 

Abbassò lo sguardo e scosse la testa.

 

Non può essere. Non può essere.

 

Fenomeni paranormali?

 

Certo. Esistono, che c’è di strano?

 

Troppi studiosi di chiara fama ne avevano parlato nei loro saggi. Medici. Psichiatri. Uomini del calibro di Junod. Ma il vero problema è come vengono interpretati….




Il sentimento del numinoso nel grado della sua compiutezza è di gran lunga diverso dal timore meramente demonico, anche se non nasconde la sua provenienza e la sua parentela con esso, nemmeno nel suo grado sommo. L’‘orrore’ ritorna qui nella forma infinitamente più nobile di quel profondissimo e intimo tremore che scuote l’anima fin nelle radici e la fa ammutolire; che la afferra con violenza anche nel culto cristiano nelle parole: ‘Santo, Santo, Santo’ (heilig);  che esplode nell’inno di Tersteegen:

 

Dio è presente

 

Tutto in noi taccia

 

E si inchini profondamente di fronte a Lui












Nessun commento:

Posta un commento